Orange Wines: cosa sono? Una storia antica e affascinante

Gli Orange Wines non sono vini mitici, esistono davvero e sono molto più ricercati di quanto si possa credere, nonostante si trovino poco nelle enoteche e wine bar, quanto meno d’Italia.

Gli Orange Wines nascono in Georgia, e sono proprio gli orange wine georgiani i più famosi, nonostante in Italia si possano annoverare produttori come Collecapretta e i friulani Radikon e Gravner quali pionieri di questa tipologia enologica così particolare che non trova posto tra i vini rossi, bianchi e rosati che tutti conosciamo.

Inizialmente la loro vinificazione era una necessità dettata dalla povertà contadina ed agricola in un periodo storico in cui la carne era un alimento costoso e raro, che veniva offerto solo ai bambini per garantirne la crescita e di cui se ne privavano invece gli adulti.
Un modo per bilanciare una dieta povera a cui si affiancava un duro lavoro nei campi (che esigeva invece un elevato apporto energetico) venivano vinificati vini la cui macerazione avveniva a diretta contatto sia con il mosto che con le bucce, trasferendo al vino sostanze nutritive, ed in particolare proteine, esageratamente più elevate rispetto a qualsiasi altro vino.
Per i contadini poveri dell’epoca l’orange wine era una diretta fonte energetica, vera e propria sostanza nutritiva per l’organismo, minacciato da un alimentazione carente di abbondanti pasti.

Gli orange wines sono quindi vini molto particolari la cui fermentazione a diretto contatto con le bucce conferisce il classico colore arancionato oltre che tutte le proprietà organolettiche e microbiologiche in esse contenute.

Sono vini assolutamente diversi, sia per proprietà olfattive che gustative, ai canoni a cui siamo solitamente abituati.

orange wines

Oggi la vinificazione degli orange wines è molto difficile, richiede tecniche complesse e dispendiose soggette ad una decisione di partenza alla base di tutto il processo: la coltivazione.
Dal momento che la fermentazione è a diretto contatto della buccia, qualsiasi sostanza in essa contenuta è trasferita al vino, è quindi necessario che il vigneto sia assolutamente basato su una coltivazione biologica o biodinamica le cui tecniche devono preservare il raccolto da qualsiasi tipo di contaminazione chimica per evitare che il prodotto finale ne sia influenzato in sapore e profumo.

Un aspetto ulteriormente curioso risiede nella sfera olfattiva e gustativa: la macerazione della buccia conferisce al vino una caratteristica che lo rende difficile da abbinare dal punto di vista gastronomico, e complesso nella sua bevibilità.

Diciamo pure che bersi da soli mezza bottiglia di un orange wine, a meno che non ne siate innamorati, non è da tutti.

Al primo naso e al primo palato, infatti, avrete la sensazione di avere tra le mani un grappolo d’uva. La sensazione sarà esattamente la stessa che si prova nel masticare un acino intero, appena colto dal grappolo appeso alla vite.
Questo particolare lascerà poi spazio a sentori e sapori più complessi è più prossimi ai bouquet propri del classico vino, ma ad un primo avvicinamento, l’orange wine, si presenta in questa maniera, ed è proprio questo aspetto che lo rende difficilmente abbinabile e non semplice da bere con leggerezza.
Insomma, o piace o non piace, ma è di per sè senza dubbio un’incredibile esperienza da provare, almeno per capire se i nostri gusti sono in linea con questa tipologia di vino.

In questa video degustazione abbiamo preso in considerazione un produttore che riteniamo (personalmente parlando) forse il più talentuoso vinificatore italiano di orange wine: Collecapretta e il suo Terra dei Preti.

Partiamo dal presupposto che con Collecapretta l’esigenza di una metodologia di coltivazione naturale è perfettamente garantita, l’elevata qualità del suo orange wine ne è la prova.

Al bicchiere il caldo arancione del Terra dei Preti è pieno, vivido ed intenso.

Al naso si sprigionano quelle particolarità sensoriali che non si troveranno mai in nessun altro vino: intenso profumo d’acino d’uva, a cui seguono sentori di confettura, note mediterranee quali patè d’olive e spezie della nostra terra.

Al primo palato l’unica coerenza rispettata è il sapore d’acino d’uva, per il resto è un susseguirsi di ribaltamenti prospettici: i profumi di confettura lasciano immaginare un vino dolce, che invece entra in bocca con estrema secchezza, mineralità e freschezza ai massimi livelli, corposo, strutturato e completo.

Collecapretta Terra dei Preti è un orange wine incredibilmente bilanciato nonostante la difficile struttura a cui questi vini sono soggetti, se avete preso la decisione di mettere alla prova i vostri orizzonti sensoriali è con questo vino che dovete iniziare il percorso.

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