Collecapretta: le tradizioni di una volta intatte ai giorni nostri

Visitare la cantina Collecapretta è un po’ come tornare indietro nel tempo, quando il vino si faceva in modo artigianale e la fattoria divideva il suo impegno produttivo anche verso altri prodotti tra cui olio e salumi.

La famiglia Mattioli ci ha accolto come fossimo di casa.

Annalisa che gestisce la parte commerciale, è una donna forte, decisa che ci racconta la storia dell’azienda con la fierezza di chi, nel tempo, l’ha portata ad essere un punto di riferimento nella produzione di vini di alta qualità.

Poi arrivano i fondatori,  Vittorio e Anna Mattioli, padroni di casa d’altri tempi, forti di quella semplicità e cortesia che disarma chi quei tempi li ha ormai dimenticati, accogliendoci con una degustazione di vini accompagnati da olio e salumi favolosi.

Da tre generazioni la famiglia Mattioli si occupa di agricoltura, con una particolare attenzione rivolta alle vigne e al vino: si imbottiglia dal 2005 circa,  fino a quel momento il vino rispondeva per lo più ad un’esigenza alimentare e si vendeva sfuso.
La scelta delle varietà è stata dettata dalla tradizione storica, un sorta di fotografia di quello che era piantato già prima della seconda guerra mondiale, pertanto,  oltre ai vitigni locali come il Trebbiano Spoletino (vigneto di 60 anni) e il Sangiovese (che copre la maggior parte del vitato), ci sono varietà che possono essere definite tradizionali in funzione dell’età delle piante che va oltre i 40 anni e sono Barbera, Merlot e Greco.

Il rispetto dei cicli della natura e la totale assenza di erbicidi, pesticidi e diserbi, inquadrano l’azienda nella sfera del vino naturale già da diverso tempo.

Si praticano fermentazioni spontanee a temperature libere e non si aggiunge solforosa in imbottigliamento. I contenitori sono di vetro cemento, vetro resina e acciaio…. il legno grande è ancora in fase di sperimentazione e si effettuano solo travasi in funzione del ciclo lunare affidandosi ai rigori dell’inverno per rendere limpidi i vini.

I vini sono molto buoni, vini artigianali, espressione di un territorio mediterraneo che esalta sale e mare sia nei rossi che nei bianchi.

Assaggiamo il Pigro delle Sorbe 2018, un vino che solitamente ha un’ampiezza alcolica superiore, 100% greco, che in questa annata risulta più agile sul palato.

Il Vigna Vecchia Trebbiano Spoletino non ci viene servito in quanto, ci spiega Annalisa, è un vino che in piena estate preferisce far riposare e da il meglio di se nei mesi più freschi.

Poi ritroviamo nel bicchiere il Trebbiano Spoletino Terra dei Preti , anche questo nuova annata 2018: un trebbiano spoletino in purezza che fa macerazione alla vecchia maniera.

Mi spiega Annalisa che la macerazione, quando lavori in naturale, ti da sicurezza, protegge di più il vino. Inoltre una volta, quando la carne era poca e andava ai figli, il macerato era un alimento più completo e sostanzioso per gli uomini che lavoravano la terra.

Passiamo ai rossi e assaggiamo le Cese 2018 (a questo link trovi l’annata 2016), sangiovese in purezza 100%, ruspante, ma elegante.
Il frutto è croccante e giovane, ma si intuisce che la dimensione fra qualche mese di bottiglia sarà un’altra. Un vino “tridimensionale”.
Chiudiamo questa bellissima degustazione con una vecchia annata di Merlot Nero in purezza al 100%.
Nel bicchiere ci viene servito un 2007.

Io non amo l merlot, vitigno un po’ troppo sfacciato e prosaico per i miei gusti, ma qui c’è davvero tanta complessità e armonia.

Funghi, sale, iodio, frutta matura, un vino totale ancora in perfetta forma!

Ringrazio il mio caro amico Angelo Messenzani grazie al quale ho avuto il suggerimento di assaggiare i vini di casa Mattioli.

Quando li conosci, li cerchi, li vuoi, li brami.

Sono vini che hanno nella semplicità di beva e nell’anima mediterranea i punti di forza.

La visita alla famiglia Mattioli è consigliata fortemente, conoscerete uno spaccato di Italia rurale che è un faro e illumina  la strada per un Italia in carenza di esempi veri e positivi dei giorni d’oggi.

Andrea Scanzi, palato raffinato e lingua tagliente scriveva nel 2014 nel suo blog…Vigneti a 5-600 metri sul livello del mare e una produzione esigua (13-14mila bottiglie annue) che finisce subito. Soprattutto i bianchi. Ed è un peccato, perché – soprattutto i bianchi – sono alcuni tra i vini più schietti e preziosi d’Italia.

Concordo pienamente con lui, i vini di Collecapretta sono cosa rara e preziosa, da conservare, custodire e amare anche nel servizio.

Un piccolo segreto? Stappateli un giorno prima, perchè dopo 24 ore di ossigeno sono molto più buoni.

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Emanuele Spagnuolo

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