La mutazione del Pinot Nero: il Pinot Meunier e la sua perfetta espressione negli assemblage champenoise

Il Pinot Meunier deve il suo nome alla traduzione francese del termine “mugnaio”, poichè la caratteristica principale di questa vite è la presenza di una lanuggine sulla parte inferiore della foglia, dalla consistenza farinosa, che richiama, appunto, una spolverata di farina.

Discende direttamente dal nostro amato Pinot Noir in quanto sua mutazione diretta, ma con particolarità differenti dettate da un suo adattamento alle condizioni ambientali e spesso, per questo, favorito dai vignaioli in quanto più “eloquente” dal punto di vista produttivo: è infatti decisamente più abbondante.

La sua generosità produttiva è dovuta al fatto che vegeta tardivamente, di conseguenza riesce ad evitare pericolose gelate che ne minerebbero le condizioni danneggiandolo e ritardandone la produzione e, quindi, la raccolta.
Questa caratteristica del Pinot Meunier è una forma di auto protezione della pianta che sviluppandosi ha portato alla mutazione dal Pinot nero, ed è anche un aspetto non di poca importanza per quei vignaioli le cui vigne sono soggette a sbalzi di temperature eccessive o climi troppo rigidi.
Motivo per il quale, la piccolissima percentuale di Meunier che viene coltivato fuori dalla zona francese dello Champagne riguarda comunque zone dove le temperature sono lontane dall’essere miti e calibrate: lo si ritrova, infatti, in alcune zone della Germania dove prende il nome di Mullereben o Shwarzriesling, in Austria, Svizzera e nella zona del Trentino in Italia.

Il terreno dove il Meunier trova le sue condizioni ideali di prosperità è la Francia, anzi, è presente quasi esclusivamente solo in Francia, è infatti ampiamente utilizzato dai vignaioli della regione dello Champagne per la formazione delle cuvée champenoise, nonostante sia meno pregiato della pianta madre e dello Chardonnay.

Germogliando tardi e maturando prima, il Meuniere è ideale per le cuvée non vintage, anche perchè non si presta assolutamente all’invecchiamento e , anzi, tende a compromettere la stabilità degli Champagne con il passare del tempo.
Nonostante ciò, è comunque prediletto grazie ad una componente acida maggiore rispetto al Pinot Noir e ad un contenuto di pigmenti coloranti nettamente inferiore che lo rendono perfetto per gli assemblaggi, armonizzando ed rendendo più soffici le cuvée.

Esistono comunque gli azzardi e gli sperimentatori che riescono, in pochi, rari casi, ad ottenere anche dei prodotti da vero prestige con un pure Meunier, come nel caso della Maison J. De Telmont e il suo Heritage di millesimo, addirittura, 1985.

Ma non soffermiamoci troppo su questi astri fortunati, perchè sono casi più unici che rari.

Se invece parliamo di Champagne giovanili e di pronta beva, gli esempi di impiego del Pinot Meunier in purezza sono tanti e molti di altissima qualità, come ad esempio il Brut Nature Pur Meunier di Cristophe Mignon recensito nella video degustazione di oggi.

Tutte le note di degustazione sono a portata di mano nel nostro video, ma un aspetto lo affronteremo in ogni caso, ricordando il significato della caratteristica Brut Nature perchè, per gli amanti dell’estrema secchezza, potrebbe essere un’ottima informazione: è uno champagne secco ma che più secco non si può! In seguito alla fase di sboccatura, solitamente, la parte di spumante persa dal processo viene rabboccata con il liqueur d’expedition, o sciroppo di dosaggio, al fine di mitigare e armonizzare l’equilibrio generale del vino.

Per quanto riguarda il Brut Nature, o Pas Dosè, o ancora Dosaggio Zero, il liqueur d’expedition non viene aggiunto in seguito alla sboccatura, in questo modo l’unico zucchero presente nel copro del vino è quello naturalmente presente nelle uve e nulla più dando vita ad un corpo estremamente secco.

Se volete assaggiare uno champagne artigianale di elevatissima qualità e capire bene cosa significa un copro in Pinot Meunier in purezza, il Brut Nature Pur Meunier di Cristophe Mignon lo trovate qui.

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