Il Mercato dei “Second Vin”: un modo per fronteggiare le annate difficili

È un mercato sempre più in espansione quello dei Second Vin, o meglio, a cui viene data sempre più importanza, soprattutto da quando sono le grandi Tenute a mettere in commercio le proprie seconde etichette.

Nello specifico i second vin derivano dalla stessa vigna che solitamente produce un’etichetta pregiata, ma che in una determinata annata, o più annate, non rispetta gli standard di qualità o eccellenza prefissi dalla cantina a causa di condizioni climatiche difficoltose, ce che quindi non può essere commercializzata come “primo vino”.

Sono quindi delle seconde etichette che si differenziano per una qualità del prodotto minore, rispetto al vino di punta della cantina, che può quindi essere immesso sul mercato ad un prezzo che si manterrà intorno al 40% circa in meno rispetto al vino primario, con la garanzia, però, di rappresentare e comunicare lo stesso prestigio della cantina produttrice.

Questa tipologia di prodotto è in grado di soddisfare diverse tipologie di esigenze incontrando i gusti sia degli appassionati sia dei collezionisti: per i primi, rappresenterà l’occasione di stappare un vino prodotto da una cantina di prestigio, senza dover sostenere una spesa così elevata come quella richiesta dai primi vini delle cantine, per i secondi invece, rappresenteranno comunque un ottimo prodotto da collezionismo in quanto il loro valore di rivalutazione sul mercato nel tempo non sarà poi eccessivamente distante dai vini di prima linea.
Un chiaro esempio applicato di questo concetto lo esprime il Massetino 2017, second vin di casa Masseto in uscita ad ottobre di quest’anno.

Questo accade perchè i second vin, riferiti ovviamente esclusivamente alle seconde etichette delle cantine pregiate, mantengono in ogni caso il valore e il prestigio del marchio di riferimento a cui si affiancano, proprio come nel caso della moda, che rappresentano comunque una garanzia.
Una cantina di prestigio non si sognerebbe mai di distribuire un prodotto di bassa qualità inquinando la propria immagine commerciale, questo aspetto deve essere chiaro in modo da non cadere nell’errore di interpretare una seconda etichetta come un prodotto scadente.
Anzi, il second vin è in realtà lo stesso vino che solitamente rappresenta la punta di diamante della cantina, prodotto dalle stesse uve, ma che in quella determinata annata non sono cresciute in maniera ottimale potendo garantire il solito standard di qualità della cantina e dell’etichetta.

Se vogliamo trovare un paragone analogo, potremmo riferirci ai second vin allo stesso modo con cui ci riferiamo alle seconde linee dei grandi atelier di moda che, nonostante siano dedicati ad una fascia di mercato certamente più bassa, riescono a mantenere un valore di acquisto di tutto rispetto grazie al pregio della casa madre che rappresentano.

Per fare un esempio più concreto, grandi marchi di moda come Giorgio Armani, Versace o Calvin Klein hanno nel tempo, e ormai da tempo, affiancato alle loro prime linee (quei capi di alta moda rivolti, siamo sinceri, ad un target di pubblico abbiente e facoltoso) una seconda linea il cui prezzo si posiziona perfettamente sulla mediana di altri brand (come, ad esempio, Levi’s, Diesel ecc.) senza perdere comunque il prestigio e il desiderio che la casa madre rappresenta.
Nascono quindi le seconde linee CK per Clavin Klein, Versus per Versace, Emporio Armani per Giorgio Armani e così via, separandosi nettamente dall’atelier e rappresentando un brand a parte con una propria comunicazione, punti vendita dedicati ed un target di clientela nettamente differente rispetto ai canoni a cui l’atelier si rivolge con la linea primaria.

Queste operazioni comportano la creazione di nuove opportunità commerciali, l’esplorazione di nuovi mercati, di nuove fasce di clientela,  costi di produzioni minori ed una qualità ovviamente più bassa e meno impegnativa che altrimenti non potrebbe giustificare i costi più bassi del 35-40%.

Lo stesso discorso può adattarsi perfettamente al vino, certamente con sfumature differenti senza dare per scontato che la produzione di un second vin sia necessariamente un’operazione di marketing, ma comunque in grado di aprire nuove opportunità di mercato alla cantina produttrice.

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