COME OSSIGENARE CORRETTAMENTE UN VINO

Ossigenare il vino, decanter si o decanter no? Bella domanda.

Moltissimi appassionati mi chiedono spesso se e come vale la pena ossigenare il vino preparandolo nel migliore dei modi alla degustazione, soprattutto nel caso in cui si abbia a che fare con bottiglie di vini pregiati bottiglie di vini d’annata da regalo.

Bisogna fare una premessa assoluta: non ci sono regole chiare e senza eccezioni.

Detto ciò, prima di parlare dell’importanza dell’ossigenare il vino, soprattutto se si tratta di bottiglie di vino pregiato o vino d’annata, è bene basarsi sulla distinzione tra vini giovani e vini invecchiati.

Come opero personalmente?

Se il vino da degustare è giovane, come ad esempio un Gattinara del 2014, si incontra una struttura complessa ricca di dettagli che, per essere espressi in tutta la loro potenza olfattiva e gustativa, necessitano di ossigeno.

Non ho mai dubbi in questo caso nel consigliare l’utilizzo di un decanter prima della degustazione del vino, che sia oltretutto caratterizzato da un’apertura ampia che consenta un flusso di ossigeno importante. Decantare in questo caso non comporta alcun rischio ma solo vantaggi.

Insomma, non un decanter di design, da esposizione, magari bello da vedere, ma di poca utilità pratica, ma un vero e proprio decanter da vino largo ed arieggiato. Può andare benissimo anche una grossa caraffa.

Nel caso della bottiglia di vino giovane non c’è nessun problema se si sceglie di ossigenare il vino nel decanter anche per 1 o 2 ore buone.

Il discorso cambia, invece, quando si sceglie un buon vino d’annata, un vino invecchiato e molto più maturo come ad esempio un Chianti del 1981.

In questo caso la bottiglia di vino d’annata va posizionata in verticale per almeno 48 ore, prima di essere stappata, in modo tale che tutti i sedimenti del vino vadano a depositarsi sul fondo.

Questa operazione porta 2 vantaggi importanti:

  •  Il corpo del vino si pulisce e si chiarifica
  • Il tempo di sedimentazione ci permette di versare il vino all’ospite della degustazione senza la necessità di doverlo filtrare o di dover osservare con una candela (o qualsiasi altra fonte di luce) la quantità di sedimenti al momento del versamento

A questo punto le domande sono: ossigenazione in bicchiere? Ossigenazione in decanter? Se la scelta è il decanter, vanno bene tutti i tipi?

A mio parere, se il vino d’annata sembra integro, intendo con un ottimo livello e un colore molto vivo e limpido oppure non eccessivamente invecchiato quindi non oltre i 45-50 anni, si può pensare all’utilizzo del decanter, ma con una precisazione importante:

a differenza del vino giovane il decanter non deve permettere un afflusso di ossigeno violento e deciso, deve essere caratterizzato da un’apertura più ridotta che consenta all’ossigeno di penetrare lentamente e in maniera dilatata nel tempo per evitare di dare al vino d’annata una botta di ossigeno troppo violenta, in un tempo troppo breve.

Nel caso in cui invece il vino d’annata sia molto vecchio, quindi dai 45-50 anni in su, l’alternativa migliore ed assolutamente più sicura è invece quella di stappare la bottiglia di vino invecchiato circa 2 ore prima della degustazione e lasciarla ossigenare in bottiglia senza decantarla, senza uso di caraffe o decanter.

Il collo della bottiglia per sua natura stretto e corto fornisce un passaggio di ossigeno ideale, lento e regolare nelle 2 ore di tempo precedenti alla degustazione, permettendo all’ossigeno di far respirare il vino nella maniera corretta senza affievolirne gli aspetti intrinsechi della sua corposità.

Questa è sicuramente la scelta più idonea per evitare il rischio di uccidere una bottiglia di vino d’annata, tenendo comunque sempre presente che per ottimizzare la degustazione di un buon vino, qualsiasi esso sia, ed apprezzarne al meglio le proprietà, va sempre accompagnato dalla scelta di un giusto calice a cui abbinarlo, aspetto che approfondiremo meglio in un altro articolo!

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