Grawu: i vini naturali del Trentino per esprimere il terroir alpino in un bicchiere

Il vino naturale, in Italia, non fonda le sue radici nella nostra tradizione con la stessa forza con cui invece si basa nell’eno-cultura francese, Borgogna e Loira in particolare.
Il vino naturale, il vino biodinamico e il vino biologico sono sempre più gettonati negli ultimi tempi ed è sempre maggiore la curiosità che genera a favore di una scoperta sempre più ampia di questa forma di vinificazione.

Da un lato,  molto probabilmente il lato profano, tende a virare il suo interesse verso questi vini per un fattore modaiolo, legato alla ricerca di alimenti lontani dalla standardizzazione industriale a favore di una produzione artigianale più sana e controllata nelle sue fasi.

Dall’altro, il lato esperto e conoscitore del monto enologico, si spinge verso questa branchia in cerca di un netto risultato in bottiglia ben consapevole che il vino naturale è essenza ultima della vigna e dell’abilità del coltivatore, è espressione più diretta e sincera del terroir di appartenenza lontano da qualsiasi standardizzazione del gusto perchè, senza chimica di sostegno o manipolazione, il vino è ciò che è, dalla vigna al bicchiere.

Grawu nasce dal connubio dei suoi fondatori Leila GRAsselli e Dominic WUrth, realtà che va oltre il concetto di cantina vinicola espandendosi a quello di progetto familiare vocato alla valorizzazione di un terroir unico, esprimendo in modo semplice e sincero la bellezza del territorio delle Alpi attraverso la creazione di vini naturali di montagna con attenzione alla sostenibilità ambientale.

La produzione Grawu si fonda sui dettami della vinificazione naturale: niente lieviti selezionati nè prodotti chimici di qualsiasi tipologia in vigna come in cantina, zero chimica di sostegno o manipolazione, le uve crescono naturalmente forti e in grado di auto-difendersi dalle condizioni a cui sono soggette.
L’anidride solforoso è limitata a 50mg/l e i vini sono rigorosamente non filtrati.

Le uve provengono da un vigneto di proprietà e in parte da vigneti conferenti dislocati tra Bolzano e Trenot per una produzione artigianale che non supera le 6000 bottiglie l’anno, con certificazione biologica ottenuta nel 2018.
I grappoli vengono lasciati a contatto con il mosto in fermentazione per più o meno tempo, così da dare vita a vini naturali dinamici, in continuo sviluppo e cambiamento.

L’attenzione data all’eco-sostenibilità e alla vinificazione naturale è dettata dal desiderio di riscoprire i sapori più intimi delle uve, dalla vigna al bicchiere senza intermezzi, un prodotto che sia il più sincero possibile e che permetta di comprendere tutto ciò che il territorio alpino ha da offrire in termini di profumi e sapori.

Il progetto familiare Grawu va oltre la vinificazione e vuole trasferire quel know-how acquisito negli anni, l’amore per la terra e la natura e il rispetto per la vinificazione sincera attraverso iniziative formative dedicate a tutti i professionisti del caso: dalla consulenza diretta a vignaioli in cerca di nuovi consigli, ai training sul campo per la potatura professionale, pianificazione dei trattamenti biologici, conversione, sovescio, biodinamica, PIWI, soil management, riduzione dei solfiti, macerazione, vinificazione con , lieviti indigeni e molto altro.

Il vino della video-degustazione di oggi è il loro Chardonnay, un’interpretazione molto personale di un grande vitigno vinificato naturalmente con lieviti indigeni in botti grandi di legno, macerato parzialmente per 3 giorni ed affinato su lieviti in botti grandi d’acacia per 12 mesi con imbottigliamento senza filtrazione.

Se volete provare l’Italia dei vini naturali, lo trovate qui.

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