Ad ogni vino il suo bicchiere: qual’è il calice più corretto per il tuo vino?

Questo articolo è dedicato ad un aspetto di grande importanza che viene dato per scontato nella maggior parte dei casi.
Mi ricorda uno di quei post di Facebook in cui vengono spiegate piccole particolarità di oggetti di tutti i giorni, ai quali siamo talmente abituati da non sapere assolutamente qual’è il loro reale utilizzo.

Se siete degli appassionati o degli intenditori significa che non considerate il vino come una semplice bevanda, quanto più un libro che deve essere letto dai nostri sensi, in grado di esprimere tra le sue righe interi mondi fatti di tradizioni, terroir, territori, tecniche, profumi e sapori.

Motivo per il quale certamente la vostra credenza sarà piena di calici e bicchieri di forme e altezze differenti tra loro.

Se invece non siete ancora al livello del vero appassionato, vi piace il vino ma non possedete ancora quell’esperienza e curiosità da potervi definire tali, avrete nella maggior parte dei casi al massimo 2 bicchieri diversi, scelti per lo più in base alla loro forma estetica.

Sappiate che, in realtà, la differenza che sussiste tra i bicchieri da vino va ben oltre l’aspetto del design, anzi, forse addirittura lo trascende in quanto elemento più collaterale che primario.

Questo perchè ogni calice, ogni bicchiere, è appositamente studiato per esaltare al meglio le qualità di ogni tipologia di vino che stiamo per bere.

#1 – Il Calice “Universale”

Il primo calice del video è propriamente un calice universale nel vero senso della parola, un calice che noi definiamo scherzosamente “generalista”, in quanto strutturato in modo tale da essere un passepartout per tutti i tipi di vino.
La sua conformazione è studiata per soddisfare le esigenze di chi serve al bicchiere un numero elevato di vini ad una clientela ampia, come ad esempio un wine bar per intenderci, che per comodità preferisce sfruttare un calice che ben si adatta a qualsiasi situazione.

La base del tulipano è triangolare fino ad un dato punto, per poi allargarsi leggermente restringendosi nuovamente in superficie.

Per l’esattezza la base triangolare si presta perfettamente alle bollicine che si concentrano nel punto centrale, ma allo stesso tempo l’apertura della sua pancia i corrispondenza di quella che possiamo definire la “base del triangolo”, consente ai profumi di espandersi, per poi concentrarsi verso la parte finale del calice che si restringe appositamente per questo scopo.

#2 – Il Calice da Bolla

Quello che tutti conosciamo come flute.
Lo scopo primario di questo calice è concentrare il perlage consentendone una chiara visualizzazione e identificazione della sua finezza e persistenza.
Tendenzialmente il flute assume una forma standardizzata rimasta pressochè invariata dagli anni 70, nonostante il design più moderno abbia spinto al cambiamento della sua forma classica dando meno spazio al perlage e più importanza ai profumi.

Sono calici che mantengono comunque una forma molto stretta ed allungata, al fine di concentrare il perlage che si sviluppa a partire da un punto preciso allungando i suoi sentori lungo il copro che si sviluppa in altezza ma no in larghezza.

I flute più moderni, invece, mantengono le stesse caratteristiche, ma allargano la loro pancia in maniera più voluminosa rispetto al calice classico, dando come anticipato più spazio allo sviluppo dei sentori.

In entrambi i casi, comunque, la superficie del calice si restringe in modo da concentrare i profumi al naso.

#3 – Il Calice da Riesling

Il riesling, nonostante sia un bianco, va degustato in un calice dedicato.

La parte essenziale di un buon riesling è riconoscerne lo spettro olfattivo, tendenzialmente ben riconoscibile dai caratteristici sentori di idrocarburi.

Il calice da riesling è strutturato appositamente per esaltarne i profumi ma in maniera equilibrata e ben canalizzata: assomiglia più ad un flute che ad un calice ampio, ma decisamente più arrotondato e ampio.

Essendo un vino fermo la base del tulipano è arrotondata ed addolcita rispetto al flute, le pareti del calice si allargano in una pancia non eccessivamente ampia terminando con un restringimento in superficie.
Tutto è strutturato per esaltare i profumi del vino che devono esprimersi a livello della pancia senza ossigenare eccessivamente, per concentrarsi al naso in superficie.

#4 – Il Calice da Rosso

Qua si apre un mondo dentro al mondo.

Il calice da rosso è formalmente identificato come un bicchiere a pancia molto ampia, la classica ampolla non che la forma più comune che troviamo nelle nostre case.

In realtà, il calice da rosso si distingue in 3 forme specifiche dettate dallo spessore della buccia che caratterizza i principali vitigni a bacca rossa e dal grado di invecchiamento.

Questa linea guida è stata “fondata” da Georg Riedel, famoso produttore di articoli in vetro conosciuto soprattutto per lo sviluppo di calici appositamente dedicati a singole tipologie di vino.

Riedel si basò sul concetto di spessore della buccia per determinare le 3 tipologie di calice più idoneo all’esaltazione del vino rosso, in base alle qualità organolettiche ed olfattive che lo spessore stesso dona ai vini che genera insieme all’età di invecchiamento.

Nel caso in cui il vino rosso sia giovane, delicato, tendente alla mineralità e a sentori floreali e fruttati che si muovono tra loro con finezza, è necessario un bicchiere la cui pancia non vada ad ampliarsi eccessivamente per evitare che il bagaglio olfattivo, già delicato, non vada a disperdersi o ad arieggiare eccessivamente rendendolo ancora più vano.
Stesso concetto si applica all’altezza del tulipano che non deve essere eccessiva in modo tale che lo spazio tra il vino e la superficie del bicchiere mantenga la più alta concentrazione possibile di sentori prima che si assottiglino.

Nel caso in cui il vino rosso sia invece più profumato e strutturato, morbido ed evoluto nel suo corso con un bagaglio di profumi ben espressi, il calice deve essere più ampio per consentire un’ossigenazione maggiore ma comunque non esasperata: i profumi sono ben strutturati e ben delineati, ma non è un vino da invecchiamento o affinato a lungo, è un vino pronto da bere, nel momento più corretto per essere stappato, quindi i suoi sentori devono essere arieggiati il giusto ed espressi nella maniera corretta attraverso un’altezza del calice più allungata rispetto al precedente.

In ultimo caso, per quanto riguarda i rossi invecchiati, affinati a lungo, evoluti ed eleganti richiedono un calice la cui pancia sia molto ampia per un’ossigenazione costante che permetta l’ingresso di un flusso di ossigeno corposo.
Sono vini che hanno bisogno di respirare per liberare tutti i loro profumi, l’ampolla quindi si allarga decisamente mentre la superficie del calice si restringe leggermente ma non troppo.

In realtà i vini rossi sfruttano almeno il doppio delle tipologie di calici descritti, ognuno in base al periodo di invecchiamento e al grado si evoluzione del vino, ma tendenzialmente queste caratteristiche si possono concentrare nelle 3 tipologie appena viste.

#5 – Il Calice da Bianco

Per concludere, almeno per quanto riguarda i vini tralasciando tutto il mondo degli spiriti, arriviamo ai calici da bianco che si limitano fondamentalmente a due sole tipologie escludendo i calici più particolari da bolle o riesling.

I calici da bianco seguono gli stessi concetti dei calici da rosso, partendo dal presupposto che il bianco è di per sè più delicato nei suoi profumi rispetto ad un rosso.

Ciò che caratterizza i due calici è quindi un’ampiezza e un altezza del tulipano più marcata in un caso e più delicata nell’altro, sulla base della giovinezza e struttura dei bianchi.

Un vino bianco più giovane, delicato, che non ha ancora avuto modo di affinare la sua struttura e di formarsi pienamente, risulterà più fine, i suoi profumi si sviluppano ma vengono percepiti in punta di piedi, in maniera sottile, ogni sentore lascerà spazio al successivo con delicatezza.
La pancia non deve quindi essere tropo ampia, così come non deve essere eccessivamente alto il calice in modo da non rendere ancora più evanescenti i già delicati profumi.

Al contrario, un bianco di spessore, affinato ed invecchiato, dai profumi più marcati e ben espressi segue il concetto del calice da rosso invecchiato, sebbene la pancia del calice non arrivi comunque ad ampiezze così esasperate come per il rosso.

Si parte dal presupposto che comunque, come già accennato, il bianco è di per sè più delicato del rosso, di conseguenza la pancia del tulipano deve ossigenare bene un bianco invecchiato senza esagerazione sia in ampiezza che in altezza, in modo da concentrare il bouquet di profumi evitandone l’assottigliamento.

 

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