Vini naturali e biodinamica: non è marketing, è vocazione

Il vino naturale non è un prodotto di marketing finalizzato ad incontrare una base più ampia di consumatori

Sono sempre di più i nostri Clienti o utenti online che ci chiedono informazioni riguardo i vini naturali, i vini biologici e i vini biodinamici.

L’interesse nei confronti dei vini naturali è sempre più in crescita, ma ciò che notiamo noi di Grandi Bottiglie dalle richieste che ci vengono avanzate, soprattutto online, è che la maggior parte delle persone che si informano non sanno realmente a cosa si stanno interessando, e lo notiamo da un aspetto fondamentale: la curiosità riguardo il vino naturale o le tecniche di coltivazione biodinamica è crescente in relazione al sempre più profondo interesse verso una linea di prodotti eno-gastronomica che sia distante dagli standard industriali, dalla produzione basata sulla manipolazione del prodotto tramite sostanze chimiche.

Per spiegarci meglio: negli ultimi anni si è registrato un picco nell’interesse verso i prodotti biologici, prodotti naturali senza conservanti, coltivati senza l’utilizzo di pesticidi, i prodotti a km 0 o presidiati slow food, prodotti alimentari non soggetti alla produzione di massa industriale finalizzata al soddisfacimento della quantità piuttosto che della qualità.

Con l’aumento di questa tipologia di interesse è aumentata anche la domanda di vini naturali o a certificazione biologica nell’errata convinzione che anche i vignaioli abbiano deciso di incontrare l’esigenza del consumatore offrendo loro una linea di vini priva di sostanze di manipolazione al fine di proporre un prodotto “a km o”.

In realtà, però, non funziona così: la scelta dei vignaioli di produrre vino naturale senza sostanze chimiche non è dettata da una strategia di marketing finalizzata ad ampliare il proprio target di riferimento, l’intenzione non è quella di incontrare le esigenze di un consumatore più attento alla metodologia di produzione del vino offrendo loro un prodotto ad hoc, che rispecchi una tendenza di mercato.

La vinificazione naturale è una filosofia di produzione, una scelta a monte indipendente dai gusti o dai bisogni dei consumatori, è un’intenzione finalizzata alla produzione di un vino che si differenzi per proprietà organolettiche e profumi, per tutelare la diversità chimica del terroir di appartenenza della vigna e per preservare la personalità del produttore e del vino che produce.

La scelta di vinificare naturalmente e coltivare un vigneto biodinamicamente o biologicamente è un modo per esprimere attraverso il vino le caratteristiche intrinseche di un determinato territorio e delle sue particolarità.

Basti pensare che molti produttori basano la propria coltivazione e vinificazione sulle metodologie biodinamiche, biologiche e naturali senza fregiarsi necessariamente della certificazione ufficiale, da un lato a causa dell’elevato costo, dall’altra perchè tale metodologia è di fondo un vero e proprio metodo prediletto a prescindere dal fatto che sia certificato o meno.

La certificazione biologica, per molti produttori, è un plus, un valore aggiunto che semplicemente certifica una realtà che già è in essere.

Esiste una terra dove il vino naturale  e la coltivazione biodinamica sono prerogative fondamentali: la Borgogna

Chiariamo, non solo la Borgogna, ma essendo noi di Grandi Bottiglie appassionati di questo territorio vitivinicolo, vogliamo prenderlo in considerazione come esempio del nostro articolo, anche perchè, in fondo, non sarà l’unico ma è sicuramente l’esempio migliore da prendere in considerazione.

I vini di Borgogna basano la propria particolarità sull’espressione in bottiglia delle proprietà organolettiche di ogni singolo terroir che ospita la vigna, definite dalla Denominazione Borgognona in etichetta in base al village dove il vino viene prodotto.

In pratica, ogni vigna esprime le proprietà di un terroir ben definito che saranno organoletticamente differenti l’uno dall’altro, dando vita a vini che si differenziano tra loro proprio sulla base delle proprietà minerali che il terroir stesso imprime alla vigna.

Il vino prodotto nel village di Chambolle Musigny, sarà quindi nettamente differente dal vino prodotto nel village di Puligny Montrachet, a sua volta differente dal vino prodotto nel village di Vosne Romanee, sulla base del fatto che i terroir ospitanti conferiscono al vino caratteristiche minerali nettamente differenti.

Ora, sulla base di questo concetto, prendete i considerazione il fatto che la Denominazione dei vini di Borgogna conta 25 appéllations comunali, 356 Premier Cru, 32 Grand Cru, più un groviglio infinito di deroghe ed eccezioni che ricadono sotto un’ AOC (Appéllations d’Origine Controlléè) se bianchi e sotto un’altra se rossi.

Adesso sarà sicuramente più semplice chiarire il vero significato di un vino naturale e il perchè la Borgogna è l’esempio migliore per spiegarlo: la coltivazione biodinamica, la certificazione biologica, e la conseguente produzione di vini naturali senza l’utilizzo alcuno di agenti chimici di coltivazione delle vigne o sostanze di manipolazione nella vinificazione, rappresentano il modo migliore per esprimere al meglio le singole proprietà organolettiche di ogni minimo appezzamento di terreno coltivato.

In pratica, il vino naturale non è una risposta di marketing ad una sempre più crescente domanda di prodotti “puliti”, biologici e naturali lontani dalle tecniche proprie dell’industrializzazione, ma una vera e propria filosofia, alla base di un modus operandi, finalizzato ad esaltare le proprietà intrinseche di ogni coltivazione che si esprimono attraverso il vino.

Attenzione però, con questo non voglio intendere che tutti i vini di Borgogna siano naturali, ma piuttosto che la concezione di vino naturale, in Borgogna, è intrinseca alla coltura enologica di quel territorio, che fonda le sue radici proprio sulla preservazione delle differenze regionali che contraddistingue i suoi vini.

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Triple A: il movimento italiano contro la standardizzazione del vino e la svalutazione dei produttori

Per quanto riguarda il panorama italiano, invece, uno degli esempi che ha maggiormente colpito la mia attenzione è Triple “A” o Movimento Agricoltori, Artigiani, Artisti.

Il Movimento nasce nel 2003 ad opera di Luca Gargano come risposta ad un processo che sta portando, secondo i fondatori, ad una standardizzazione del vino.

L’utilizzo di sostanze chimiche nella coltivazione delle uve, di tecniche di manipolazione nella vinificazione, lieviti selezionati ecc, sta lentamente trasformando il vino in un prodotto sempre uguale, indipendentemente dalla zona di produzione o dal produttore.

Secondo il Movimento, la maggior parte dei vini oggi prodotti nel mondo sono simili in ogni angolo del pianeta, sterili dal punto di vista organolettico e incapaci di sfidare il tempo nell’invecchiamento, situazione che ha come conseguenza la mortificazione del vitigno e del suo produttore, che vengono svuotati della loro personalità.

Il vino è frutto di un lavoro agricolo ormai quasi scomparso, di un vigneto coltivato con la stessa attenzione di un piccolo orto e di una vinificazione meno interventista possibile, al fine di dar vita ad un vino unico nel suo genere per qualità organolettiche e abilità di coltivazione, diversificandosi nel panorama produttivo mondiale proprio per le sue qualità intrinseche.

Il decalogo dei vini naturali secondo il Movimento Triple “A”

Il Movimento etichetta un vino Triple “A” solo se rispetta determinate caratteristiche:

  • le future viti sono selezionate manualmente, per una vera selezione massale
  • le viti sono coltivate da produttori agricoltori, senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi
  • la crescita della vite avviene esclusivamente secondo il rispetto dei cicli naturali
  • le uve sono raccolte a maturazione fisiologica e perfettamente sane
  • ai mosti non è aggiunta anidride solforosa o altri additivi. L’anidride solforosa è concessa in quantità minime al momento dell’imbottigliamento
  • i lieviti sono esclusivamente indigeni, assolutamente esclusi lieviti selezionati
  • la fermentazione alcolica è naturale, senza interventi chimici o fisici prima e durante, ad eccezione del semplice controllo delle temperature
  • la maturazione dei vini avviene sulle proprie fecce fini fino all’imbottigliamento
  • nessun parametro chimico viene in alcun modo corretto
  • il vino non viene chiarificato o filtrato prima dell’imbottigliamento

Il vino naturale è sicuramente un argomento che vale la pena approfondire, indipendentemente dal nostro interesse nei suoi riguardi. Con questo articolo non intendo determinare il vino naturale come prodotto qualitativamente migliore rispetto agli altri vini, ma intendo comunque esaltarne il concetto in quanto ritengo che il prodotto finale, rispetto ai vini prodotti con altre metodologie, sia nettamente differente, non migliore, ma diverso.

L’esalazione dei suoi profumi, il suo colore, i suoi sapori e la pienezza e le complessità che offre al palato sono un’esperienza distinta, che accompagnata dalla consapevolezza di una metodologia produttiva totalmente naturale ne esalta le qualità.

Spesso sento dire che il vino naturale appena stappato puzza.

Si è vero, puzza, mi ricorda in molti casi il letame (poi svanisce appena ossigena, basta lasciarlo decantare) ma quell’odore pungente è dato proprio da tutta una serie di procedimenti, dalla coltivazione all’imbottigliamento, che sono frutto esclusivo della manualità contadina, della bravura degli agricoltori, dalla cura di una vigna uguale a quella di un orto ma, soprattutto, della sapienza della natura che, in questo caso, è il vero vignaiolo.

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